Brescia è nota per il “caso Caffaro”, il più grave inquinamento da diossine e PCB all’interno di
una città, più precisamente nella porzione sud-ovest.
Recentemente, al di fuori del “sito inquinato di interesse nazionale Brescia - Caffaro”, nella
porzione sud-est di Brescia, sta emergendo una contaminazione da diossine e PCB, diversa da
quella del “caso Caffaro”, ma comunque preoccupante, in aree che circondano a corona
l’inceneritore Asm-A2A: ma secondo alcuni questo impianto andrebbe assolto “a priori”.
1. Diossine e PCB nel latte di 18 cascine nella zona sud-est di Brescia
Il nuovo “caso” scoppia pubblicamente a metà dicembre 2007. Tre aziende agricole dell’hinterland
di Brescia, ma al di fuori del “sito Caffaro”, che conferiscono il loro prodotto alla Centrale
comunale del latte si vedono bloccate le rispettive partite per le elevate concentrazioni di diossine
totali, superiori ai nuovi limiti imposti dall’Ue (Pietro Gorlani, Tracce di diossina nel latte La
«partita» subito bloccata. Fermo totale per tre aziende agricole dell’hinterland della zona sud-est.
Sotto osservazione altri sette allevamenti, “Bresciaoggi”, 16 dicembre 2007). Ma successivamente
sarebbero ben 18 gli allevamenti vittime della contaminazione che presenteranno livelli
anomali, anche se inferiori, di diossine nel latte.
Il problema della contaminazione del latte da diossina è emerso solo ora perché, nel calcolo della
concentrazione della tossicità delle diossine, sono stati recentemente inclusi i PCB diossina-simili.
Questi composti (diossine e PCB) sono ormai ben conosciuti dai cittadini bresciani per la nota
vicenda Caffaro che ha rivelato come nel loro sangue siano presenti in quantità di molto superiore a
quella che si registra in altre realtà, pure contaminate.
Le nuove normative, entrate in vigore nel 2007, sono: il Decreto Ministero della Sanità 10 gennaio
2007 in Attuazione della Direttiva 2006/13/UE relativa alle sostanze indesiderabili
nell’alimentazione degli animali; la Raccomandazione della Commissione UE 6/2/2006 relativa alla
diffusione della presenza di diossine, furani e PCB nei mangimi e negli alimenti; il Regolamento
UE 1881/06 che definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari,
Il Regolamento UE 1881 del 2006 stabiliva per il latte i nuovi limiti di 6 picogrammi/TEQ per
grammo di grasso (intendendo la tossicità equivalente, TEQ, comprensiva, oltre che delle diossine,
PCDD, e dei furani, PCDF, anche dei PCB diossina-simili), con un massimo di 3.0 pg/g di grasso
per la somma in TEQ di PCDD e PCDF. Tale limite, entrato in vigore il 1 marzo 2007, era
accompagnato anche dalla pubblicazione di una Raccomandazione UE (n. 88 del 6 febbraio 2006)
che stabiliva, per parte sua, un limite di attivazione dell’ autorità competente per la ricerca delle
cause dell’inquinamento e per la sua riduzione, al superamento della concentrazione di 2.0
pgTEQ/g di grasso di PCDD + PCDF + PCB.
Infatti, nella Raccomandazione l'Unione Europea afferma che i limiti di azione “sono uno strumento
ad uso delle autorità competenti e degli operatori per evidenziare i casi in cui è opportuno
individuare le fonti di contaminazione e prendere provvedimenti per la loro riduzione o eliminazione”.
La tossicità di questi composti è ben nota: sono sostanze cancerogene, ma che possono produrre
anche altri effetti molto più subdoli, sul sistema endocrino e sullo sviluppo embrionale. Inoltre
va ricordato che queste sostanze sono particolarmente insidiose in quanto biaoaccumulabili e
persistenti: ogni quantità assunta giorno dopo giorno si accumula alle precedenti che vengono
eliminate pochissimo e con ritmi particolarmente lenti, negli anni, dall'organismo. Per questo è
necessario ridurne l'assunzione soprattutto per i cittadini bresciani, già “storicamente” contaminati,
e per i bambini in particolare.
2. L’inceneritore Asm assolto “a priori”
Anche in questo caso (e lo stesso film si ripeterà per le diossine nell’aria), il Comune,
proprietario dell’inceneritore Asm, si è affrettato ad addossare la colpa ad una generica
“storia industriale di Brescia”: “Quel che è certo secondo Brunelli [all’epoca Assessore
all’Ambiente del Comune di Brescia dei Verdi. nda] è che bisogna guardare altrove rispetto
all’inceneritore «perché affermare che l'inquinamento del terreno è dovuto al termoutilizzatore non ha
senso, dal momento che è stato dimostrato che le diossine emesse nell'arco di dieci anni di attività non
riescono ad accumularsi e penetrare significativamente nel terreno, perché presenti in quantità
trascurabile, e soprattutto con effetti ridotti perché nel tempo si modificano, una volta emesse
nell'atmosfera». Guardare altrove, dunque, e per questo Brunelli suggerisce di concentrare l'attenzione sulla
storia industriale di Brescia, dal secolo scorso e anche prima, quando ancora non esistevano sistemi e
norme per limitare i danni delle emissioni ambientali” (Lisa Cesco, Per l'assessore Brunelli «l'agricoltura
nell'hinterland è ormai quasi impraticabile. Bisogna riconvertire», “Bresciaoggi”, 19 dicembre 2007).
Quindi vengono citati i campionamenti del territorio bresciano (città e comuni dell’hinterland),
svolti negli anni ‘94, ‘96 e ‘97 a cura dell’Asl di Brescia, finalizzati a conoscere lo stato dei suoli
prima dell’avviamento dell’inceneritore, che segnalarono la presenza di tracce di inquinanti (PCB e
metalli pesanti) al di sopra dei limiti di legge, in un range, per quanto attiene i PCB, tra i 20 e i 200
μg/kg di terreno (Pietro Gorlani, Alla Pastori una mucca al PCB. Valori tre volte più alti della
legge, “Bresciaoggi” 25 gennaio 2008). Se ciò fosse stato vero, cioè se fin d’allora si avesse avuta
consapevolezza che i terreni attorno all’inceneritore erano già contaminati, un normale principio di
precauzione avrebbe dovuto indurre il Comune di Brescia a bloccare la costruzione del proprio
inceneritore (terminata nel 1998) in quell’area, assolutamente inidonea ad ospitarlo, visto che dallo
stesso vengono emessi PCB, diossine e metalli pesanti. Ma, come vedremo più avanti, la storia è
ben diversa e più complessa.
Successivamente scende in campo direttamente la stessa Asm. Ci si affretta, così, ad affermare
che l’inceneritore ne sarebbe estraneo perché le diossine sarebbero originate da mangimi acquistati
in altre zone, come avrebbe imprudentemente dichiarato il Presidente di Asm, ing. Renzo Capra
“…è stato accertato che la colpa è di mangimi provenienti da fuori” (Massimo Tedeschi, Capra:
“Siamo i migliori perché investiamo”, “Bresciaoggi”, 10 gennaio 2008). Sennonché sarebbe
risultato che le 18 aziende della zona sud di Brescia, che avevano le diossine nel latte al di sopra dei
limiti raccomandati dall’Ue per la tutela della salute (2 pg/gr di grasso), nel momento in cui hanno
smesso di alimentare le mucche con prodotti vegetali propri, siano rientrate nella norma (Pietro
Gorlani, Latte al PCB, ora è sicuro: la responsabilità è dei terreni, “Bresciaoggi” 11 gennaio
2008).
Anche l’Asl, recentemente, supportata da tutto l’establishment istituzionale (compreso il
Comune di Brescia, proprietario dell’impianto) ha voluto sancire l’innocuità
dell’inceneritore: “Sembra, invece di poter escludere un contributo di rilievo da parte
dell’impianto di termovalorizzazione dei r.s.u. ed assimilabili ex ASM, ora A2A, sia per la sua
relativamente recente installazione (1998) sia perché, in fase di sua realizzazione, il problema dei
POP era già conosciuto ed è stato affrontato con il controllo delle temperatura di combustione dei
rifiuti, costantemente mantenuta attorno ai 1000 °C e con l’installazione un sistema di relativo
controllo. Infine, i controlli di POP nelle emissioni, effettuati tre volte l’anno dall’Istituto ‘M.
Negri’ di Milano, hanno consentito di stabilire che i valori di emissione sono entro i limiti della
norma” (Asl di Brescia, con il contributo di Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Università
degli Studi di Brescia, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia, Sito
d’interesse nazionale Brescia Caffaro ed altre aree inquinate nel comune di Brescia. Risultato delle
indagini sanitarie ed ambientali al 30 aprile 2008, Brescia settembre 2008, cap. 12, p. 12).
Così pure uno studio, “Pastori POPs, che sarebbe stato avviato in aprile 2008 per una durata di 3
anni, avrebbe già accertato “scientificamente”, in soli due mesi, che “la contaminazione non ha
nulla a che vedere con l’inceneritore” e che “le fonti sono altre, sempre dell’hinterland, ma stiamo ancora indagando”. I latini, di fronte a questa fretta, avrebbero detto: “Excusatio non petita,
accusatio manifesta”! Si scopre poi che lo studio in questione, tra gli altri, è finanziato e promosso
dal Comune di Brescia, proprietario di Asm-A2A, e dalla stessa A2A, proprietaria
dell’inceneritore (Da. Bac. Controlli sul latte alla diossina: il colpevole non è l’inceneritore, “Il
Brescia”,. 24 giugno 2008). Siamo in sostanza al solito film, già troppe volte visto a Brescia, dove
il controllato è esso stesso il controllore! Non è quindi possibile prendere sul serio un simile
“studio” ed è superfluo notare come una conclusione anticipata “a priori”, prima dell’effettuazione
di uno studio, sia un ossimoro, una clamorosa contraddizione in termini, un insulto a qualsiasi
decente procedura scientifica. Gli “atti di fede” hanno poco a che pare con la scienza, come si sa.
3. Lo strano caso di un terreno vicino all’Alfa Acciai: PCB nell’erba, ma non nel suolo!
Ma forse si tratta di un “fraintendimento” del giornalista: in realtà lo studio “Pastori POPs”
riguarderebbe solo i terreni gestiti dall’Istituto agrario “Pastori”, ben lontani dall’inceneritore, come
si vede dalla Mappa 1. Di questi uno solo avrebbe evidenziato problemi di contaminazione
nell’erba, quello cerchiato in rosso, adiacente all’Alfa Acciai, indicato con la sigla PAS33 (Arpa di
Brescia, Itas “Pastori e Comune di Brescia, Caratterizzazione dei suoli agricoli di proprietà
dell’Itas “Pastori”, Brescia 21 luglio 2008). L’erba cresciuta su questo terreno è stato sottoposta
dall’Asl a campionamento il 13 giugno 2008 ed è stata trovata contaminata da PCB diossina-simili,
oltre i limiti (pgTEQ/g 1,25), cioè pgTEQ/g 1,333, per cui in data 14 luglio 2008 è stata
assoggettata a sequestro amministrativo (Asl di Brescia, Verbale di sequestro amministrativo, n.
1507, 14 luglio 2008). Circa quindici giorni dopo il Comune vi ha affisso un cartello: “Divieto di
Pascolo. E’ severamente vietato: sfalciare, asportare, utilizzare o disperdere l’erba giacente
sul terreno”.
vedi mappa
http://gendusosindaco.files.wordpress.com/2009/04/diossinelatteariainceneritore.pdfMa dall’indagine, prima citata, emergerebbe che in quel terreno la presenza di PCB sarebbe al di
sotto degli attuali limiti di legge (μg/Kg 60), cioè μg/Kg 14,6, anche se superiore ai limiti fissati
precedentemente dal DM 471/1999, cioè μg/Kg 1. Insomma l’erba sarebbe contaminata, mentre il terreno no.
Come spiegare questa apparente incongruenza?
Diverse possono essere le ipotesi:
- Forse, anche questa vicenda sta ad indicare che i limiti per i PCB previsti dal decreto Ronchi DM 471/99
avevano un fondamento e che tutta l’azione svolta, in particolare dal Comune di Brescia, per ottenerne l’innalzamento fu errata, per cui si dovrebbero ripristinare quei limiti abbassando i “nuovi” introdotti dal
DLgs 152/2006.
- Inoltre, va considerata la straordinaria capacità di bioaccumulazione e di biomagnificazione dei
PCB nella catena alimentare, per cui, nei passaggi dai terreni ai vegetali e agli animali, le
concentrazioni vanno aumentando in progressione geometrica. Questa bioaccumulazione potrebbe
variare in relazione ai diversi congeneri di PCB, per cui nei vegetali potrebbero accumularsi
relativamente di più quelli diossina-simili. In questo senso l’erba potrebbe essere considerata uno
strumento efficace per monitorare la contaminazione in particolare da PCB diossina-simili, sia
proveniente dal terreno, che dalle ricadute da emissioni in atmosfera.
- Infine, nel caso in questione, a differenza del “caso Caffaro” in cui la contaminazione fu veicolata
dallo scarico idrico e dall’irrigazione dei campi nel corso di quasi un secolo, i PCB nel terreno
PAS33 potrebbero essere prevalentemente originati da ricadute recenti da emissioni in atmosfera di
impianti industriali (Alfa Acciai e/o Inceneritore Asm): quindi la metodologia di campionamento
adottata, analoga a quella del “Sito Brescia-Caffaro”, con carotaggi di 30 cm, potrebbe aver
diluito notevolmente la contaminazione, fermatasi prevalentemente nella parte superficiale
del terreno (primi centimetri), a maggior ragione trattandosi di coltivazione prativa, di norma
non sottoposta ad aratura.
In questo caso, se si intendevano rilevare le eventuali ricadute da fonti emissive locali, sarebbe stato
probabilmente più utile ed efficace effettuare dei prelievi di terreno superficiali, di 5 cm ed in suoli
stabili, non sottoposti cioè ad aratura e manomissioni, come fu fatto per le campagne precedenti
all’entrata in funzione dell’inceneritore.
La scelta di adottare la “metodologia Caffaro” non poteva dare risultati attendibili e utilizzabili a tal
fine. Semmai è servita per ribadire ulteriormente, se ce ne fosse stato bisogno, l’unicità del “caso
Caffaro” e l’inoppugnabile origine Caffaro del gravissimo inquinamento da PCB, diossine e
mercurio verificatosi nel “Sito Brescia-Caffaro”, come correttamente viene evidenziato nelle
conclusioni dello studio “Pastori POPs”: “Confrontando la situazione riscontrata nelle aree di
proprietà del ‘Pastori’ con altre aree di uso agricolo ubicate al Sud del quartiere Chiesanuova
studiate nell’ambito del sito nazionale ‘Brescia – Caffaro’ per i parametri mercurio, […] PCB e
diossine, il mercurio, così come PCB e diossine, risultano sempre inferiori ai valori di Tabella 1A
[terreni agricoli] nelle Aree Pastori, mentre nelle Aree Chiesanuova [peraltro le meno contaminate
del Sito Caffaro. nda] i 3 parametri sono notevolmente presenti (in particolare le diossine sono oltre
la Tabella 1A nel 97% delle aree)”(Arpa di Brescia, Itas “Pastori e Comune di Brescia,
Caratterizzazione dei suoli…cit., p. 17).
4. I campi contaminati si trovano attorno all’inceneritore
Vediamo, invece, se vi sono degli elementi oggettivi indiziari anche a carico dell’inceneritore,
che inducano a non poter escludere una responsabilità o corresponsabilità di simile impianto nella
vicenda diossine in ambiente a Brescia, al di fuori del “sito Caffaro”.
Per georeferenziare le aziende vittime della contaminazione del latte, prima che venissero
ufficialmente resi pubblici i dati, abbiamo svolto un’indagine sul campo, contattando alcuni degli
agricoltori coinvolti. Da questa indagine informale abbiamo raccolto alcune informazioni sulla
dislocazione dei terreni che sarebbero ritenuti inidonei alla coltivazione del foraggio, perché
contaminati da diossine (il latte sarebbe risultato contaminato oltre i 2 pgTEQ/g di grasso e in 3 casi
oltre i 6 pgTEQ).
I risultati della nostra indagine sono riassunti nella Mappa 2 della zona attigua all’inceneritore con
alcuni dei terreni che sarebbero toccati dalla contaminazione cerchiati in rosso.
VEDI MAPPA 2
http://gendusosindaco.files.wordpress.com/2009/04/diossinelatteariainceneritore.pdf
...segue